Guida Turistica VAL BORMIDA
PERCORSI TRA MARE ED ENTROTERRA
MILLESIMO
Una curiosa leggenda vuole che Millesimo sia stata fondato in epoca romana da un soldato della legione di Pompeo che, stanco per le lunghe marce che lo vedevano sempre l’ultimo della fila (miles imus), al ritorno dalla Spagna non volle più proseguire e scelse di fermarsi qui.
Il nucleo antico, a impianto ortogonale, presenta significativi episodi architettonici del borgo marchionale sviluppatosi nel XIII sec.
Millesimo è dominato dal Castello duecentesco, costruito nel 1206 da Enrico II Del Carretto probabilmente sui resti di precedenti fortificazioni anti-saracene; oggi non ne restano che alcuni ruderi, ma in origine doveva essere parte integrante di un complesso fortificato costituito dal Palazzo Del Carretto, a cui era collegato mediante passaggi segreti sotterranei, dal ponte sulla Bormida, e da quattordici torri, di cui oggi ne restano due soltanto.
Piazza Italia, creata nel ‘500 e in buona parte porticata, mantiene ancora alcuni caratteri ambientali tardomedievali. Le fa da sfondo la Torre (Palazzo Del Carretto), antica residenza carrettesca del ‘400, oggi sede municipale (all’interno: epigrafe – I-II d.C. – che testimonierebbe la presenza di un insediamento già in epoca romana; sala con armature, scudi e alabarde). Ospitò Papa Pio VII, già prigioniero di Napoleone a Savona.
Per la via Ponte Vecchio si raggiunge, attraverso l’interessante scorcio medievale attorno all’incrocio con via Mazzini, il Ponte della Gaietta, a due arcate, realizzato tra il XII e il XIII sec: è uno dei pochi ponti turriti esistenti in Italia. Una porta-torre trecentesca chiude l’accesso al borgo. Dal ponte, interessante scorcio sulla schiera di case affacciate lungo la Bormida.
Per il vico dell’Olivo si perviene alla Parrocchiale di S. Antonio Abate e della Visitazione: originaria del ‘200, si presenta oggi in una veste settecentesca (scultura del Maragliano all’interno).
In piazza IV Novembre, dietro il Municipio, sorge la chiesa di S.Rocco (XIX sec.) dalla singolare pianta ottagonale.
Sulla strada verso Cengio si eleva la romanica chiesa di S. Maria extra muros; all’interno affreschi del ‘400 e vasca battesimale tardomedievale, in cui si impartiva il battesimo per immersione.
Antico monastero di S. Stefano, con preziosi affreschi; un complesso di rilevante pregio storico ed artistico.
La visita di Millesimo può essere completata con Villa Scarzella, che ospita il Museo Napoleonico, ricca e significativa raccolta di stampe e carte geografiche relative alla vittoriosa campagna in Italia di Napoleone; in una delle battaglie decisive, nell’aprile 1796, cadde valorosamente il colonnello Filippo Del Carretto, ricordato in una poesia di Giosuè Carducci. Il Museo presenta inoltre una serie di plastici con ricostruzione di scene di campi di battaglia e un vasto assortimento di reperti, militari e civili, rinvenuti sui luoghi dei combattimenti.
note tecniche E’ possibile visitare il Palazzo Comunale, Villa Scarzella e il Castello, prenotando presso il municipio (non è previsto un biglietto ma è richiesta un’offerta, indicativamente 1€ a testa).
A richiesta è possibile ottenere altresì l’apertura della Chiesa di S. Maria extra muros.
Da Millesimo al mare. Molti castelli, oggi in gran parte ridotti in ruderi, testimoniano l’antico dominio dei marchesi Del Carretto (tra essi Cengio, Cosseria, Roccavignale: quest’ultimo, oggetto di recenti restauri, fu costruito per controllare lo strategico itinerario tra Savona e Ceva). Attraverseremo località teatro di importanti battaglie napoleoniche (come Cosseria). Noteremo però che, oltre a ruderi di castelli, caratterizzano il paesaggio anche costruzioni difensive più recenti: i forti di Altare, costruiti nel XIX secolo nell’ottica della politica difensiva dalla Francia. Giungeremo a Savona, dove ci soffermeremo ad osservare, in particolare, il legame che questa città ed il suo porto mantengono con la Valle Bormida: dagli antichi itinerari, ai progetti del prefetto napoleonico Chabrol, dalla funivia del carbone alle architetture di una città che talora sembra riflettere un gusto più piemontese che ligure (i portici di via Paleocapa, Piazza Mameli…).
CARCARE
In una conca sulle sponde della Bormida di Pallare sorge Carcare, l’antica “mansio Canalicum” lungo la via romana Aemilia Scauri.
Nella seconda metà dell’800 era luogo frequentato per villeggiatura (pregevole il Castello dei Piantelli di Quassolo), e fu la sede prescelta dai pittori della cosiddetta “Scuola dei Grigi” (E. Rayper, T. Luxoro, A. D’Andrade…); si trattava di un movimento artistico fondato sulla pittura en plein air e sulla scelta di soggetti umili, con predilezione per i toni smorzati, dal verde profondo al grigio delicato.
Visiteremo, all’inizio dell’abitato, sulla riva destra della Bormida, la maestosa parrocchiale di S. Giovanni Battista (1888-90): all’interno, tele di Tammar Luxoro, statue di Antonio Brilla e Crocifisso attribuito al grande scultore genovese Anton Maria Maragliano.
In piazza Calasanzio sorge il prestigioso collegio Scuole Pie, fondato nel 1621 dai Padri Scolopi; la chiesa di S. Antonio Abate, originaria del ‘600, conserva diverse opere di pregio.
Al n. 12 della vicina via Barrili sorge villa Maura, in cui visse e morì Anton Giulio Barrili (1836-1908): ora è sede del Centro Studi “A.G. Barrili” con annessi Biblioteca e Museo.
Dal 2004 è stato aperto in centro anche il “Museo Alpino”, a cura della sezione alpina locale (visita sabato e domenica h 10-12).
note tecniche La visita del Centro Studi “A.G. Barrili” è gratuita, ma è richiesta la prenotazione.
CAIRO MONTENOTTE
Disteso lungo la riva sinistra del fiume Bormida, il centro storico di Cairo Montenotte presenta la tipica pianta rettangolare dei borghi feudali pianificati. Cairo è dominato dall’alto dalle scenografiche rovine del castello Del Carretto-Scarampi, che ebbe tra i suoi ospiti Corradino di Svevia.
Attraverso la medioevale porta Soprana (XII-XIV sec.), con torrione della cinta difensiva, si accede a via Roma, che attraversa il nucleo storico conservando un intenso carattere ambientale.
Una breve deviazione in via Ospedale Baccino consente di raggiungere il secentesco palazzo Scarampi; dimora cittadina dei marchesi Del Carretto, l’edificio presenta due ingressi con ampie scale, eleganti saloni, camere con copertura a volta o a cassettoni dipinti: una degna dimora per accogliere l’Infanta Margherita di Spagna nel 1666 e Filippo V di Spagna nel 1702. Oggi ospita la Biblioteca civica, reperti archeologici ed iscrizioni storiche.
Via Roma si allarga poi nella piazza Stallani, su cui prospetta il Palazzo Marchionale che nel 1814 accolse Papa Pio VII.
Da piazza Stallani interessanti deviazioni conducono in via Cavour ( bella loggia al n. 7 ), e in via Portici, dal sapore medievale con la sua sequenza di rustici portici ribassati su robusti pilastri. Per via Portici si raggiunge la seicentesca Parrocchiale di S. Lorenzo, che sorge sulle vestigia di un tempio pagano di epoca romana, e presenta un campanile impostato sulle mura; all’interno conserva un crocifisso del Maragliano, affreschi di P.G. Brusco e statue di A. Brilla.
Si può concludere la visita di Cairo, che diede i natali al garibaldino G.C. Abba, presso le Porta Sottana, oggi trasformata in abitazione.
note tecniche Palazzo Scarampi è visitabile nella parte adibita a Biblioteca Civica.
PIANA CRIXIA BARDINETO MURIALDO CALIZZANO
Da Cairo è possibile raggiungere l’abitato di Piana Crixia, passando attraverso i centri di Rocchetta (ruderi del Castello e dell’antico borgo murato) e di Dego (ruderi del castello, parrocchiale di S. Ambrogio, antica pieve di Bormiola, S. Maria della Pieve di S. Giulia). A Piana Crixia, in località Borgo, in posizione sopraelevata sopra un’ansa della Bormida, sono visibili i resti del castello Del Carretto e la settecentesca Parrocchiale; nel pendio verso il fiume si trova la caratteristica formazione geologica nota come “Fungo di Piana Crixia” o “Pietra del Collo”, masso di 4 metri di diametro sostenuto da una colonna di conglomerato scistoso.
Bardineto (Parrocchiale di gusto barocco piemontese, Oratorio, Palazzo marchionale, resti del Castello; S. Nicolò, con affreschi del ‘400 e panorama sulla valle).
Murialdo (S. Lorenzo, monumento nazionale di architettura tardo gotica; affreschi del ‘400. Chiesa dei SS. Giacomo e Filippo, affreschi del ‘500. Museo “C’era una volta” teso valorizzare l’identità storica, culturale ed artistica locale).
Calizzano (case con copertura a scàndole, S. Maria delle Grazie con affreschi del ‘400).
ALTARE
Altare è un borgo di origine medievale, situato vicino alla congiunzione tra Alpi e Appennini, al centro di un’ampia area forestale sfruttata già dall’XI-XII secolo per produrre il combustibile necessario all’industria del vetro. Altare è il secondo centro in Italia, dopo Murano, specializzato nella lavorazione del vetro. Secondo una tradizione, quest’arte vi fu introdotta dai monaci benedettini che, attorno all’anno Mille, avrebbero chiamato molti artigiani a lavorare presso il loro monastero per preservare le attività e le conoscenze umane dalla temuta fine del mondo.
Nel ‘400 questo piccolo borgo divenne famoso in tutta Europa. La tradizione ininterrotta dell’arte vetraria è stata poi ereditata dalle industrie moderne, tra le quali la SAVAM, che mantenne attivo per lungo tempo, accanto ai forni per la produzione in serie, un fornetto per la produzione a mano, mediante soffiatura, al fine di tramandare la tecnica artigianale.
Visiteremo il borgo, sviluppatosi nel medioevo in funzione dell’importante arteria stradale, con la quattrocentesca chiesa dell’Annunziata (XV sec. con campanile romanico della precedente fabbrica) e i resti del recinto murario del castello aleramico.
La chiesa di S.Eugenio (P.zza Bertolotti), con facciata compresa tra due campaniletti, è barocca del tardo seicento.
Alcune ville liberty, con le loro linee sinuose e le decorazioni floreali, connotano ancora il paesaggio di Altare che, fra l’800 e il ‘900, fu in voga come località di villeggiatura; ne sono un esempio Villa Agar (1904) o gli edifici realizzati presso la Chiesa parrocchiale e in Piazza Vittorio Veneto.
Proprio in una di queste ville, l’esclusiva villa Rosa (1906), è stato da poco inaugurato il Museo del Vetro e dell’Arte vetraria. Ospita una collezione di circa 2300 opere. Sono in mostra i cosiddetti giganti del vetro, vasi e bottiglie di pregevole fattura ed enormi dimensioni, interamente soffiati; accanto ad essi opere di maestri altaresi attivi in Argentina, circa 600 vasi e alambicchi per uso farmaceutico, ed anche oggetti curiosi in vetro, come l’acchiappamosche e la gassosa con la biglia.
