Guida turistica di Borghetto S.Spirito
PERCORSO GUIDATO DI BORGHETTO SANTO SPIRITO:
PRIMA TAPPA – PALAZZO PIETRACAPRINA
Borghetto venne fondato nel 1288 da Albenga, come avamposto fortificato verso levante. Il paese è dunque una “città di nuova fondazione” , è una “Villanova”, come pochi anni prima le stesse Villanova d’Albenga e Cisano. Queste “Villenove” avevano la funzione di avamposto strategico e militare, presidio di strade e confini, ricovero per la popolazione che fino ad allora viveva in nuclei sparsi. Borghetto assunse questo nome solo dal 1293 (S.Spirito per l’antico convento sull’omonimo capo); per alcuni anni si chiamò “villa di Capo d’Anzio”.
Con la fantasia possiamo cercare di tornare indietro nel tempo. Borghetto era interamente fasciato da un abbraccio di mura merlate protette da torrioni e contrafforti (“quadrato borgo di edifici ristretto…”). La zona in cui ci troviamo, compresa tra le mura e il mare, era occupata dalla spiaggia e dallo “zerbu”, un’area incolta.
L’accesso al borgo, sul lato verso il mare, avveniva attraverso il Portello della Marina.
Oggi al posto dello “zerbu” c’è la piazza della Libertà creata all’inizio del ’900. Vi prospetta il palazzo (1915-16) di Elena Pietracaprina, benefattrice che lo volle donare al comune nel 1920.
Costeggiando l’area del centro storico si incontra via Viglieri, che affianca la villetta già abitazione del tenente di vascello Alfredo Viglieri. Nel 1928, giovanissimo, prese parte alla spedizione della “tenda rossa” per salvare i superstiti della sciagura del dirigibile Italia di Umberto Nobile.
SECONDA TAPPA – SAN MATTEO
La Parrocchia, dedicata a S. Matteo, era in origine di stile romanico – gotico ma i Borghettini nel 1621 “incominciarono nuova fabbrica di Chiesa, di pulita e moderna architettura”; nacque così l’attuale chiesa barocca, con interno a tre navate e colonne in pietra del Finale, rimesse in luce durante i restauri del 1978.
Sulla tribuna dell’organo campeggia lo stemma di Borghetto, lo scudo con croce rossa in campo giallo-oro che ricorda la fondazione voluta dal comune di Albenga; la colomba dello Spirito Santo richiama l’antichissima chiesa – ospizio per viandanti, posta sul capo.
L’organo, inaugurato nel 1996, è opera di Beniamino Giribaldi. Si compone di 1116 canne, possiede due tastiere di 54 tasti e vanta 25 registri.
In chiesa troviamo tre interessanti dipinti di Giuseppe Badaracco, artista ligure vissuto nella prima metà del ’600. La sua frequentazione di Borghetto consentì una rappresentazione precisa dell’abitato, come si osserva nella parte bassa della tela raffigurante la Madonna con bambino e i santi Pietro, Antonio Abate ed Erasmo (1655). Nel dipinto il paese è interamente circondato dalle mura, oltre le quali troviamo solo la spiaggia, il verde della campagna e la foce del torrente. Il gusto per la narrazione e i particolari curiosi emergono dalla presenza di angioletti che giocano con la tiara papale di S. Pietro.
L’altar maggiore (1715), caratterizzato dalla tipica forma a “nave”, è composto da marmi policromi e marmo di Carrara. Dietro l’altare una tela dipinta dal Badaracco nel 1644: il Martirio di San Matteo: i personaggi sullo sfondo sono forse ritratti di Borghettini conosciuti dal pittore nel periodo in cui soggiornò nel nostro paese.
TERZA TAPPA – TRIFORA
Borghetto ha una pianta articolata su vie ortogonali, con un’asse centrale (via Roma, in cui ci troviamo) e uno sviluppo di vicoli perpendicolari o paralleli, in modo abbastanza speculare ai lati dell’asse centrale. Tuttavia si può notare come a via Garibaldi (il “carubeus sopranus”) non corrisponda, lato mare, un’analoga arteria parallela alla centrale via Roma. Questo perché in fase di realizzazione del borgo ci si accorse che le sue dimensioni , a progetto ultimato, sarebbero state sovrabbondanti rispetto alle reali esigenze numeriche della popolazione da accogliere.
Nelle vie del borgo si notano anche i classici archetti che uniscono tra loro gli edifici, in funzione di sostegno reciproco ed antisismica.
Durante i lavori di rifacimento della facciata di un edificio in via Roma n° 18 è tornato alla luce un prezioso elemento architettonico, che permette di riassaporare l’antico fascino medievale del prospetto di questa abitazione: si tratta di una trifora con decorazioni in cotto, la cui tipologia compositiva fa pensare ad una datazione intorno al XIV° sec.
Di fronte a noi l’unica delle quattro porte che si è conservata, la porta S. Spirito, o “di Ceriale”. Sopra l’arco della porta si vede un bacino in ceramica, murato, riscoperto all’inizio degli anni novanta. Il bacino, risalente alla seconda metà del ’200; presenta una decorazione a motivo floreale stilizzato e costituisce un unicum per essere incastonato non in un edificio religioso, come di consueto, ma in una struttura civile.
QUARTA TAPPA – PIAZZA MADONNA DELLA GUARDIA
La Piazza Madonna della Guardia, detta “u ciassà”, si sviluppò nel ’600 e fu a lungo il cuore della vita borghettina.
Sul lato esterno della porta di S. Spirito campeggia la nicchia contenente la statua della Madonna della Guardia. Nella notte del 2 luglio 1637 Borghetto Santo Spirito fu assalito da pirati barbareschi, ma il paese, protetto dalle mura di cinta, si difese strenuamente e respinse il feroce nemico (la tradizione attribuisce lo scampato pericolo anche alla protezione della Madonna della Guardia).
Confinante con la via Aurelia osserviamo la “Ca’ nova”, che presenta una bella scala esterna in ardesia, la stessa che si ritrova immortalata nella pianta di Borghetto eseguita da Matteo Vinzoni nel 1751. (L’opera del Vinzoni è fedelmente riprodotta nel grande pannello in ceramica).
Di fronte si erge l’Oratorio di S. Giuseppe, che presenta una struttura semplice, aliena da decorazioni abbondanti. Il portale è in pietra del Finale: gli stipiti, ricchi di fossili e resti di conchiglie, sono realizzati con questa pietra calcarea e porosa, formatasi sul fondo del mare milioni di anni fa.
All’interno osserviamo alcuni crocifissi processionali, testimonianza di una tradizione ancora viva e sentita. I Cristi vengono portati in processione dai camalli; la Croce viene sollevata dallo stramùo che la pone nella base della cintura di cuoio indossata dal camallo. Il camallo la deve portare con le mani dietro la schiena, senza toccarla; il maggior sforzo è richiesto non tanto dal peso, quanto dall’equilibrio. Le estremità della croce, i canti, sono composti di foglioline argentate e dorate che tintinnano durante il trasporto.
Alla parete sinistra dell’Oratorio notiamo l’ultimo dei quattro dipinti di Giuseppe Badaracco presenti a Borghetto, il miracolo della mula. La figura femminile raffigurata sullo sfondo nell’atto di sorreggere una candela sarebbe il ritratto della donatrice del terreno su cui nel ’600 fu edificato l’oratorio.
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